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Per chi legge il blog: il lettore deve sapere che, leggendo i miei post, potrà trovare imprecisioni e quindi può benissimo farmi notare l'errore con i mezzi che internet e il blog mettono a disposizione.  Io mi impegnerò a modificare il post. Non censuro gli anonimi entro i limiti della diffamazione, comunque gradirei che chi scrive determinate cose, si prenda la responsabilità di quello che scrive. Abbiate il coraggio e non nascondetevi, anche se poi non me ne importa più di tanto. Saluti
Per chi volesse contattarmi su Msn: silviomancinelli@hotmail.com








 
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oto di Virgilio Del Boccio


  


 

 

 Maiorano del 2001


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Maiorano







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musica
Are you real? Songs from my imaginary youth
29 dicembre 2016

Are you real? È il progetto solista di Andrea Liuzza, musicista e videomaker veneziano. Il disco, “Songs from my imaginary youth” è composto da nove canzoni affascinanti, dove un certo tipo di folk moderno si riesce a legare a suoni alla Pink Floyd. Si scomoda anche Sparklehorse nel comunicato stampa, ma questa affinità ce la vedo poco. Rimane comunque una bella sorpresa, per me, in questo fine anno che ormai non viene preso più come mese da far passare o come quello da classifiche di fine anno, ma, in diversi settori, escono novità. Ecco che Liuzza riesce a fare un disco che di italiano non ha nulla, neanche quelle sonorità da talent necessarie per sfondare. Credo che il disco sia uscito proprio come lui voleva, alla faccia delle vendite e della ricezione da parte del pubblico. Un disco invernale, per le sue parti oscure, e per quelle sfumature, un po' da cantautore triste, anche se poi c'è del risveglio rock anni 90 come in “Shaman Punk”. Il suo meglio lo dà nelle versioni intimiste. Bravo.


Tracklist


  1. Song for a stranger

  2. We are the wild things

  3. Run

  4. Behind you eyelids

  5. Shaman punk

  6. There was a man

  7. The great unknown

  8. J kissed Alice

  9. J don't wanna die young




permalink | inviato da liberissimo il 29/12/2016 alle 18:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
SOCIETA'
La lezione di Fabrizia
21 dicembre 2016

Che brutta giornata quella di ieri. Sulmona ha vissuto uno di quei giorni che sarà difficile dimenticare. Una città che entra nella cronaca nera locale ed internazionale allo stesso tempo. Un suicidio di un dipendente comunale indagato per la storia dei cartellini, e poi Fabrizia dispersa nella strage di Berlino. Storie diverse ma comunque tragiche e che ci faranno ricordare questo Natale arrivato alla fine di un anno cominciato male con le stragi a Parigi,e in Belgio e che sta finendo peggio. Il dipendente che si è impiccato è l'ultimo di una serie di casi di suicidi, non tanto per aver commesso il fatto, ma per essere diventato oggetto di discussione in città. Obiettivo dei giustizialisti che sono sempre pronti con il cappio in mano, dimenticando che in Italia, come in tutti i Paesi democratici esiste la presunzione di innocenza. E questo è un insegnamento anche cristiano; chi è senza peccato scagli la pietra. Chi può dire di essere stato sempre un legale integralista? E poi se anche fosse stato colpevole avrebbe comunque pagato sencondo le nostre leggi vigenti. Colpa dei giornalisti? Non credo, perchè la colpa è di chi fa trapelare queste notizie. I giornalisti le riportano solamente. Tra i “furbetti” ci sono anche persone che non hanno ricevuto neanche l'avviso di garanzia. Che non sono sotto indagine. Che non subiranno neanche un processo perchè non sono indagati. Ma che si parli di questo non mi scandalizzo, perchè già durante Tangentopoli, tra notizie fuorisciute dalla Procura non si sa come, e arresti cautelari, simili al ricatto, queste tematiche già c'erano. E poi c'è Fabrizia, una figlia di Sulmona che come tanti è andata fuori a lavorare. E che si è trovata al posto sbagliato al momento sbagliato. Una ragazza che, leggendo su Repubblica, nei suoi tweet parlava dell'Italia e della “fuga dei cervelli” in maniera amara. È chiaro che Fabrizia è una di noi, e la città farà bene a ricordarla in qualche maniera, per non far dimenticare alla comunità quanti Sulmonesi sono in terra straniera. In maniera immaginaria vorrei collegare queste due storie. Chi ha la fortuna di lavorare a Sulmona dovrebbe considerarsi fortunato. Sempre se questa è la vita immaginata da loro. Chi ha la fortuna di occupare un posto pubblico dovrebbe impegnarsi nel proprio lavoro pensando a chi si trova lontano migliaia di chilometri. E che ora, è un dato di fatto, rischia la vita anche visitando un mercatino natalizio, o andando ad un evento. Questa è la lezione che Fabrizia ci dà in eredità e spero che questa lezione venga fatta propria da tutti.




permalink | inviato da liberissimo il 21/12/2016 alle 10:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
SOCIETA'
Sulmona 2017
17 dicembre 2016

Quando esco per corso Ovidio lo guardo e penso sempre a come potrebbe essere. Mi piacerebbe una via Roma con il suo cinema, il bar e un locale serale e i negozi intorno a far da contorno, per respirare l'aria di festa, soprattutto nei week end. Una via alternativa e sempre alla moda Mi piacerebbe vedere quei negozi chiusi presso la zona Sud pieni, anche di cose diverse dal solito negozio di abbigliamento. È bello vedere quei parrucchieri / barbieri parlare con le persone in fila per avere un taglio alla moda o solo decente. Sarebbe bello vedere nei vari punti di interessi tanti Zazzaretta (per chi non è di Sulmona è colui che vende le crepes alla Nutella e non solo, dovunque ci sia una festa). Dolci, castagne, lupini, street food. Mi piacerebbe vedere piazza XX settembre attirare non solo i nostalgici della piazza ma anche le nuove generazioni. È vero c'è internet che ti fa essere solo in mezzo al mondo, ma è anche vero che la scuola è chiusa, il Gran Caffè è trascurato nonostante i cinesi credo che abbiano i fondi necessari per renderlo migliore. Mi piacerebbe che ci fosse una villa Comunale sempre illuminata e piena di bambini. Mi piacerebbe vedere già ultimato il cinema Balilla e di conseguenza vedere di nuovo vivo un piccolo vicolo della nostra città. Mi piacerebbe poter indicare ai turisti una via che dal corso porti dentro direttamente al Parco Fluviale in modo da collegare una grande zona verde alla parte più antica di Sulmona. Sogno una città antica e totalmente digitale, con i negozi che abbiano la loro interfaccia su Internet. In fin dei conti vorrei vedere i sulmonesi con il sorriso, per il lavoro ritrovato, per lo stipendio a fine mese, e per avere la soddisfazione di vedere crescere i propri figli vicino e non lontano a causa del lavoro. Vederli felici nell'uso di mezzi pubblici efficienti per i pendolari. Mi piacerebbe immaginare Roma, Pescara e L'aquila più vicini grazie a nuove infrastrutture. Certo non dipende tutto da noi, l'economia ristagna, le banche e la politica sono in crisi, la corruzione è dapertutto, però ogni tanto fatemi sognare e pensiamo ad un 2017 migliore. Speriamo che il sorriso torni nella nostra città.




permalink | inviato da liberissimo il 17/12/2016 alle 21:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
vita da impiegato
Pensiamo ai nostri pendolari
7 dicembre 2016

Dieci anni fa circa, quando fui assunto dalla Banca del Fucino, feci un articolo su un giornale locale sui pendolari. Quell'articolo non l'ho ritrovato in archivio. Però il problema dei pendolari è rimasto. Se non si vive da pendolari non si capisce la vita che fanno. Io anche sono un pendolare: parto da Sulmona per arrivare in Marsica, oppure a Pescara o all'Aquila, ogni giorno. Però ci sono miei concittadini che partono quotidianamente da Sulmona per finire a Roma, prendendo prima la propria auto, poi l'autobus e per finire metro o bus locale. Un sacrificio assoluto. E la regione non va incontro a questa gente. Prima di tutto la polemica sul cambio degli orari invernali, polemica che non è solo di quest'anno, ma che spesso spunta. Un servizio pubblico che fa il contrario di quello che dovrebbe fare: andare incontro alle esigenze della propria utenza. Tua, la società che gestisce la parte pubblica su gomma è poi fantastica: non ha una biglietteria di riferimento. Per scoprire che c'è un tabacchino che vende i biglietti stai fresco se non leggi un avviso sotto il Ponte Capograssi e non tutti usano la carta di credito o Sisal per gli acquisti. Poi c'è il problema dell'orario: si arriva perennemente in ritardo. Si va poi di corsa, si sgomita nella metro per non perdere il treno. L'unica nota positiva è il fatto che è aumentata l'offerta con varie società che offrono la stessa tratta Sulmona – Roma. Rimane intatta sul bus l'umanità di quelle persone, che si ritrovano prima e dopo il lavoro a viaggiare e si organizzano per la cena tradizionale natalizia. Sono diventati ormai una famiglia. Sono quelli che portano in Abruzzo i soldi guadagnati nel Lazio. Un po' di rispetto per loro ci vorrebbe, ed invece questo non succede. Una modifica nell'orario e servizi migliori potrebbero essere utili. Sarebbe poi veramente utopia avere treni veloci che non impieghino tre ore e mezza per fare una tratta che con l'auto faresti in due!




permalink | inviato da liberissimo il 7/12/2016 alle 18:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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